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Basilica Santuario

Maria SS. della Coltura

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La Basilica

"Il Santuario, a prima vista,

appare come un lembo di cielo 

portato giù dagli angeli su questo lembo di Parabita..." 

G. Barrella S.J., "Visitiamo il Santuario", in La Voce della Coltura, Aprile 1953, p. 12

 

Il tempio costruito nel 1913 su progetto dell'architetto Napoleone Pagliarulo, in un ben riuscito connubio di stili, quali il romanico-bizantino e gotico, con una diversa concezione del romanico-pugliese, sorge al posto di una cappella anch'essa intitolata alla Madonna della Coltura, abbattuta a suo tempo a causa delle precarie condizioni statiche, per lasciare posto all'attuale Basilica.La facciata a salienti lascia ben immaginare la struttura interna a tre navate.

Il protiro, dalle finissime decorazioni in "pietra leccese", è sormontato da un bellissimo mosaico rappresentante Cristo Re, realizzato dal Prof. Grassi di Roma; a questo si aggiunge il rosone anch'esso realizzato in pietra leccese. A lato di tutta la struttura s'alza maestoso il campanile di recente costruzione.

Entrando nel santuario l'attenzione è subito attratta dal monolito con l'affresco della Vergine che troneggia sull'altare maggiore.
 

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Gli affreschi che decorano l'interno sono stati eseguiti nel giro di un anno, nel 1942, dal maestro Mario Prayer di scuola francese, ma a quel tempo residente a Bari. Il Prayer ha realizzato i diciotto affreschi che coprono le pareti delle navate laterali, formate da quattro campate ciascuna, con volta a crociera; inoltre ha affrescato le due pareti interne della facciata principale, narrando la vita di Maria, dalla promessa della redenzione del Paradiso terrestre, alla glorificazione dell'umile figlia di Sion.
I soggetti costituiscono una vera e propria catechesi. Dal primo episodio, che rappresenta la Cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre e la promessa della Redenzione, all'ultimo rappresentato dall'Incoronazione, per mano di Cristo Re, è tutto un susseguirsi di immagini cariche di significato intenso e mistico. A questa serie di affreschi si aggiungono anche quelli dell'abside dipinta con motivi eucaristici, le immagini degli Apostoli e le insegne degli Evangelisti. 

I due archi del presbiterio sono affrescati con ghirlande di fiori, fra le quali si abbarbica una scritta su cui è riportato il "Responsorio della Madonna della Coltura" e il testo della preghiera “Salve Regina”.
 

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Sulla parete di fondo si può ammirare il magnifico rosone istoriato, rappresentante al centro Cristo Re e dal quale si dipartono dodici raggi dove sono raffigurati i dodici apostoli. Il Prayer ha realizzato sulla stessa parete il grande affresco del Trionfo della Madonna della Coltura, articolato in quattro scene, che vanno dal ritrovamento del monolito al nuovo Santuario, verso il quale viene portato processionalmente.

Nel novembre del 1999, Sua Santità Giovanni Paolo II ha elevato il Santuario della Madonna della Coltura a Basilica Minore.
 

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Guardando la facciata si rimane estasiati da tanta bellezza e tanta vita che quasi si sprigionano dalla teoria di archetti romanici che decorano l'esterno, in mezzo ai quale emerge l'artistico rosone che manda nell'interno fasci di luce policroma. Il portale ad arco è formato da tre fasce decorative finemente intagliate. La quarta fascia poggia gli estremi sui capitelli di due colonne. Sull'architrave risplende un delicatissimo mosaico rappresentante Cristo Re, che benedice alla maniera orientale, opera del prof. Grassi di Roma. Due leoni stilofori vigilano al portale.

Modelli per la realizzazione della facciata sono la Basilica di Santa Caterina d'Alessandria in Galatina (LE) e la chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo (ex Monastero degli Olivetani) in Lecce.

Il tempio si presenta in una fusione geniale, meravigliosa e forse unica, degli stili romanico, bizantino e gotico.

La peculiarità del Tempio sta nel fatto che vi è una diversa concezione del romanico-pugliese, con volte meno piatte, arditezza del colonnato, diversa posizione degli elementi architettonici e decorativi.

Come ogni Basilica, sulla facciata sono installati gli stemmi del Sommo Pontefice regnante e del Vescovo diocesano titolare della Cattedra episcopale neretino-gallipolina.

All'estremo è collocata una croce in pietra, ricollocata nel 2007 al posto della croce originaria fatiscente, attualmente conservata nell'attiguo convento.

L'attuale croce è opera di maestranze locali e sugella finemente la meravigliosa facciata della Basilica.

Il progetto originario prevedeva la presenza di un portale centrale e di due laterali, confluenti nelle relative navate. L'opera, però, nel corso della realizzazione, è mutata, secondo l'aspetto attuale.

Il portale in legno, snello ed elegante, secondo lo stile della Basilica, è arricchito da numerose punte nere in ferro. La parte interna dello stesso è costituita da due serpenti che fungono da saliscendi.

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L’ 'abside, al cui centro si trova il venerato Monolito della Madonna della Coltura, è affrescata con motivi Eucaristici, segno delle norme liturgiche allora vigenti, di conservare il Santissimo nel Tabernacolo dell'altare maggiore.

Tra ghirlande di fiori e frutti variopinti, quasi vellutati, emergono le scritte e i simboli del Sacramento dell'amore: a destra il calice e la fontana zampillante e, a sinistra, l'Agnello pasquale e il pellicano con la stessa frase:

Ecce panis angelorum, factus cibus viatorum

(Ecco il pane degli Angeli, pane dei pellegrini)

Al centro, sotto la frase:

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto

(Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo)

è presente il triangolo rappresentante la Santissima Trinità, con in mezzo una corona sormontata da una colomba e da un pesce e la scritta:

Ave figlia, sposa e madre.

I due archi del presbiterio sono affrescati ugualmente con ghirlande di frutti, fra i quali si abbarbica una striscia, sulla quale vi è riportato il Responsorio in onore della Madonna della Coltura, vero gioiello sia per il testo che per la melodia.

Sull'arco di destra, guardando l'abside, sono raffigurati gli apostoli Tommaso, Taddeo, Simone, Giacomo maggiore, Giacomo minore e Paolo, con al centro un albero, fra i cui rami è riportata l'iscrizione:

Et annuntiabunt gloriam meam gentibus

(Proclameranno la mia gloria alle nazioni)

e:

Qui elucidant me vitam aeternam habebunt

(Coloro che mi ameranno otterranno la vita eterna)

Ai lati dell'albero sono riportati i simboli degli Evangelisti, mentre nelle ogive a lunetta sono riportate le invocazioni delle litanie "Stella mattutina" e "Ianua Coeli".

Sull'arco di sinistra, invece, vediamo gli apostoli Pietro, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo e Matteo. Anche su questo lato è presente un alberto, accanto al quale sono presenti le figure degli Evangelisti e le iscrizioni:

Perseverantes in oratione cum Maria Mater Iesu

(Erano perseveranti nella preghiera con Maria Madre di Gesù)

e:

Repleti sunt omnes de Spiritu Sanctu et Profecti predicaverunt ubique

(Pieno di Spirito Santo predicavano ovunque)

Nelle lunette ogivali altre litanie mariane "Domus aurea" e "Faederis Arca".

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